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LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO

una tattica collaudata per mistificare la realtà anziché cambiarla

riportiamo il testo di un articolo uscito su "Professione Veterinaria" periodico dell'Anmvi n.42/2010 a firma di Carlo Scotti; notare gli attacchi sferrati alla nostra associazione che molto furbescamente non è nominata con il suo nome e viene offensivamente e rabbiosamante definita "pseudo animalista". Mentre l'inchiesta del quotidiano "Libero" che ampio spazio dedicò nel 2004 e nel 2009 alla presentazione della nostra proposta di legge contro la malasanità animale, viene denominata "infelice". Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una casta arrogante fatta di corporazioni ben compatte nel difendere e tutelare i loro iscritti.

da Professione Veterinaria n.42/ 2010 (testo scaricabile in pdf)

"Negli anni, la nostra categoria ha subito più di un affronto. Invece di reagire compatta, collettivamente parlando, ha dato l’impressione di dimenticare, di ripiegare su un livoroso risentimento, vago e individualista. Forse comodo. Chi invece non ha dimenticato i titoli a cinque colonne sulla malasanità veterinaria, le accuse di far west, le proposte di leggi punitive ha accumulato sufficiente motivazione per diventare professionalmente inattaccabile. Un’associazione pseudo animalista, nata estemporaneamente qualche anno fa da un caso di malpractice, riesce da alcune legislature a presentare in Parlamento una proposta di legge per la “regolamentazione della professione veterinaria”, per obbligare i veterinari, dicono i proponenti, a rendere conto del loro operato, con cartelle cliniche e referti scritti. “La sua approvazione -dicono- sarebbe un passo importante per inchiodare alle proprie responsabilità i camici sporchi”. Questo è il tono che più o meno si leggeva anche sul quotidiano Libero durante una infelice inchiesta sulla malasanità veterinaria. Tempi andati? Non direi, basta accendere il televisore e sentirci dare dei ladri perché ci facciamo pagare, o dei “macellai” perché il giudice non riconosce il danno esistenziale alla morte di un cane. Allora, eccoci tutti a invocare indignati le buone pratiche, la qualità, la competenza, la professionalità. Quali? L’ANMVI non ha dimenticato e non ha mai incassato. Ha costruito risposte per rendere più forte il medico veterinario. Ha proposto un percorso di buone pratiche veterinarie, messo i colleghi nelle condizioni di lavorare in perfetta sintonia con le leggi, seguito una evoluzione etica e deontologica che ha innalzato la considerazione morale del paziente animale ai massimi livelli di tutela penale e giuridica e nello stesso tempo affidato sempre maggiori responsabilità professionali alla nostra professione. Nell’arco di pochi mesi ha messo a disposizione dei medici veterinari per animali da compagnia due banche dati private che fanno invidia. Siamo alla digitalizzazione del dato sanitario. Si è detto che gli animali hanno una sanità anche più avanzata di quella umana. Ci si aspetterebbe uno scatto d’orgoglio, di fierezza professionale. Invece qualcuno ha pensato di informarsi se la cartella clinica sia veramente obbligatoria, se il veterinario sia davvero tenuto a tenerla e a consegnarla. Ci si aspetterebbe di considerare la cartella clinica come un’ovvia buona prassi. Invece … si è scatenato il far west. Carlo Scotti

La replica di "ARCA 2000"

L'articolo sopra trascritto a firma di Carlo Scotti e ripreso testualmente da "Professione Veterinaria"n.42/2010 è oltre modo ingiurioso verso chi si batte da anni per un diritto legittimo per la tutela sanitaria dei nostri animali: quello della tracciabilità dell'operato veterinario tramite cartelle cliniche obbligatorie.

L'articolo contiene una serie di menzogne, esaminiamole brevemente:

"L’ANMVI non ha dimenticato e non ha mai incassato. Ha costruito risposte per rendere più forte il medico veterinario. Ha proposto un percorso di buone pratiche veterinarie, messo i colleghi nelle condizioni di lavorare in perfetta sintonia con le leggi, seguito una evoluzione etica e deontologica che ha innalzato la considerazione morale del paziente animale ai massimi livelli di tutela penale e giuridica e nello stesso tempo affidato sempre maggiori responsabilità professionali alla nostra professione"

Se l'Anmvi volesse davvero tutelare gli animali (e non i veterinari) dovrebbe condividere la nostra proposta di legge, perchè, ad oggi, le leggi per i veterinari non esistono e quindi, quali siano le leggi di cui parla Scotti, non si sa. Riguardo l'alta considerazione morale degli animali, ce ne sarebbe da dire. Non abbiamo certo dimenticato la lettera di un veterinario, tale Edoardo Sorrentino, riportata su "Professione Veterinaria"n. 24/2005: un concentrato di arroganza, sprezzo e pregiudizi verso la vita animale e gli amici degli animali. Per la serie, si sputa sempre sul piatto dove si mangia.

Tanto è, in Italia quando qualcuno parla di diritti, c'è sempre una levata di scudi e chissà perchè, anziché isolare le mele marce, ci si unisce compatti per nascondere la polvere sotto il tappeto.

Sappiamo bene che ad oggi, i veterinari non hanno alcun obbligo di legge; che la maggior parte dei clienti non è consapevole dell'esistenza di un codice deontologico e che purtroppo ci si accorge di questa vergognosa realtà solo quando un proprio animale muore per la negligenza e l'indifferenza di qualche camice sporco.

Non saranno certo i precetti di un codice doentologico confezionato ad hoc per tutelare i veterinari a proteggere i nostri animali dalla malasanità.

Rimandiamo l'utente a leggere il testo del codice deontologico.

Non occorre avere dieci lauree per capire che si tratta di un testo "burletta" assurdo, irricevibile e inaccettabile.

Tanto più che sulla violazione del codice vigilano gli stessi veterinari ovvero

il controllore è anche il controllato.

Che i veterinari omissivi e negligenti continuino a rimanere impuniti anche dagli stessi ordini professionali è un dato di fatto e possiamo dimostrarlo con prove alla mano; gli ordini hanno archiviato segnalazioni e denunce anche in presenza di prove schiaccianti sulle violazioni e scorrettezze dei loro iscritti.

A tale proposito, rimandiamo alla lettura della storia di Andrea pubblicata dal "Notiziario animalista". Se Andrea non avesse avuto un minimo di documentazione clinica, reperita grazie alla sua tenacia nella ricerca della verità sulla morte della sua cagnolina Lady, oggi non potrebbe nemmeno intentare causa al veterinario, mentre l'ordine ha archiviato tutto.

Alla luce dei fatti, siamo sempre più motivati nel proseguire la nostra battaglia per una legge che obblighi i veterinari alla tracciabilità del loro operato, mentre non siamo assolutamente disposti ad essere presi in giro dalle associazioni della categoria veterinaria che continuano ad attaccarci, affermando che la sanità veterinaria è migliore di quella umana che le regole ci sono e funzionano!