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dalla provincia di Messina riceviamo e pubblichiamo una storia vera di malasanità animale

FUFI

In questa mia lettera/sfogo intendo riferire sulla mia esperienza recente a contatto con il mondo veterinario e con i suoi rappresentanti (perlomeno quelli della mia zona).Scegliere di esercitare la professione veterinaria presupporrebbe, per l’appunto, una scelta di vita dovuta all’amore verso gli animali, non certo paragonabile al rapporto che potremmo avere con un lavoro tipo “operaio” o “impiegato”, eppure…Da 2 anni ho amorevolmente accudito un gatto al quale ero molto affezionata.Domenica scorsa 13/6/04 a causa di un incidente fatale il mio gatto è caduto da un’altezza di circa 8 metri.Prontamente soccorso l’ho portato in uno studio veterinario nel quale lavorano alcuni dottori, mi hanno immediatamente informata sulla gravità delle sue condizioni prescrivendomi un antiemorragico e del cortisone e lasciandomi con un grande punto interrogativo per quanto riguarda il decorso.In seguito, a casa, ho notato che il mio gatto aveva seri problemi respiratori, quindi ho richiamato, preoccupata lo studio trovando reperibile solo uno dei dottori che però non aveva visitato il mio gatto e con giri di parole a sfondo medico, mi spiega che l’unica cosa da fare e attendere e sperare. Intanto le condizioni del mio gatto peggioravano rapidamente, ho quindi chiesto un parere ad un altro veterinario che adducendo ragioni “etiche” mi ha rifiutato qualsiasi aiuto. Non sapendo più cosa fare ha ancora richiamato il succitato studio ricevendo sempre la stessa risposta.Ho chiamato successivamente la guardia medica per avere un ulteriore parere, ebbene a giudicare dai sintomi il mio gatto aveva in corso un’emorragia polmonare e quei rimedi erano solo un palliativo che non avrebbe risolto un bel nulla, mi consigliarono quindi di ricoverare il gatto in una clinica per animali.Ho chiamato quindi uno studio che diceva di essere disponibile in orario festivo e notturno, ebbene non erano disponibili, in effetti, in nessuna delle due situazioni.Mentre cercavo altre soluzioni, il mio gatto è spirato, facendomi sentire oltre che addolorata anche impotente di fronte ad una situazione, che forse poteva essere risolta o in positivo o perlomeno limitare il tempo delle sofferenze del povero animale.Questa vicenda mi fa riflettere su un fatto, sebbene notoriamente in questo campo le strutture non siano proprio all’avanguardia, un po’ di amore verso la professione e i propri pazienti in questo caso forse sarebbero stati risolutori verso le sofferenze del gatto in un senso o in un altro. Eppure mi sono scontrata con ragionamenti tipici di un ragioniere o di un commercialista. Attualmente sono in uno stato di profonda tristezza in quanto questo animale era per me e per i miei familiari un altro membro della famiglia.

lettera firmata

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