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UN CODICE DEONTOLOGICO DA "burletta"

a cura di "Arca 2000" onlus diritti dell'animale malato

Come definire alcuni degli articoli del Codice deontologico veterinario, tutti dalla parte dei veterinari e non certo degli animali? Uno scandalo, l'ennesimo, a scapito degli animali e dei loro diritti

Di male in peggio:

art. 36 codice deontologico 2011: CONSEGNA DEI DOCUMENTI:

Il medico veterinario deve rilasciare al cliente i documenti diagnostici, prescrizioni, copia della relazione clinica e restituire la documentazione eventualmente ricevuta dal cliente, qualora ne venga fatta formale richiesta da parte del cliente stesso. Il medico veterinario può trattenere la documentazione clinica originale ai fini della liquidazione del compenso e non oltre l'avvenuto pagamento.Il medico veterinario può trattenere copia della documentazione, senza il consenso del cliente per i necessari provvedimenti di registrazione contabile, di archivio storico e di valutazione scientifica"

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viene totalmente eliminata la parte del vecchio codice (2006) art.31 che affermava : " ......il medico veterinario è in ogni caso tenuto a rilasciare al cliente i documenti diagnostici, prescrizioni, copia della relazione clinica e ogni documentazione ricevuta dal cliente, qualora questo ne faccia richiesta formale e comunque al termine della prestazione"

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L A TRASPARENZA E' UN RICATTO ECONOMICO

Così la categoria veterinaria si tutela alla grande: il veterinario non deve trattenere la documentazione clinica dopo l'avvenuto pagamento, il che significa che se la richiediamo una settimana o un mese dopo, potrebbe averla tranquillamente buttata; in giurisprudenza si potrebbe definire un occultamento di prove, per il codice deontologico è un diritto regalato ai veterinari! Un po' come dare la possibilità a un killer di sbarazzarsi della prova del delitto!

"Arca 2000" si batte da tempo perchè i veterinari, come i medici delle persone, siano obbligati alla conservazione, compilazione e rilascio, anche con mezzi informatici della documentazione clinica degli animali in cura; le cartelle cliniche devono essere conservate per un periodo minimo di cinque anni! Ciò per permettere ai clienti di riavere, anche in un secondo tempo, tutta la documentazione per verificare e provare eventuali negligenze, in considerazione del fatto che la ricostruzione degli eventi richiede tempi dilazionati e l'azione risarcitoria si prescrive in 5 anni.

I proprietari degli animali in cura spesso non richiedono subito la documentazione clinica sia per scarsa informazione sui loro diritti, sia perché travolti dal succedersi tumultuoso degli eventi. Nei casi di malasanità umana le cartelle cliniche devono essere conservate per almeno 40 anni (DPR n.1409/63 art.30)

Senza la documentazione clinica sarà difficile ricostruire gli eventi per imputare eventuali responsabilità professionali al veterinario. Con le regole del codice deontologico 2011, un vero salvacondotto per la classe veterinaria, appare chiaro che i veterinari possono anche non aver mai compilato alcuna documentazione clinica (come fanno impunemente oggi almeno l'80% dei veterinari) o trattenerla a proprio piacimento.

Appare chiaro che nella circostanza in cui si dovesse verificare la necessità urgente di consultare un altro veterinario, il veterinario “A” potrebbe non rilasciare la documentazione poiché la sua prestazione non risulterebbe terminata e non pagata!

Ma chi di noi pagherebbe il veterinario qualora il nostro animale morisse in circostanze poco chiare o rimanesse danneggiato per operazioni errate e maldestre che superano la media diligenza?

Il codice civile (e non certo il codice deontologico veterinario) ci permette di contestare una prestazione mal eseguita e il diritto di chiarire e approfondire le cause del decesso del nostro animale; il codice veterinario, invece, ha l'arroganza di stabilire che la prestazione anche quando contestabile e mal eseguita, va pagata, pena il mancato rilascio della documentazione clinica.

Sappiamo bene e i fatti ce lo confermano che gli ordini anche di fronte a comprovate violazioni del codice archiviano e non erogano le dovute sanzioni disciplinari, potremmo portare una sfilza di casi in cui gli esposti inviati agli ordini non hanno dato seguito ad alcun provvedimento sanzionatorio verso i veterinari inadempienti.

Per questo crediamo che il codice deontologico non serva a nulla, se non a dare una facciata di regolamentazione alla professione veterinaria con regole di parte lasciate alla volontà personale del singolo iscritto.

Che differenza c'è a questo punto tra il veterinario scorretto e quello corretto ? Nessuna, chi si comporta bene e chi si comporta male sono messi sullo stesso piano, alla faccia della deontologia e del rispetto delle regole.

Tutto ciò non fa che rafforzare in noi la convinzione della necessità di una legge di Stato seria che obblighi i veterinari al rilascio di cartelle cliniche e referti scritti prevedendo un arco temporale per la conservazione degli stessi.

Il testo del codice deontologico veterinario denota l'inadeguatezza di una casta che continua a voler proteggere solo e sempre i suoi iscritti , e non certo gli animali e i loro compagni umani.

Visto il modo in cui viene applicato il codice ed erogate le sanzioni, non si poteva concepire un testo più rigoroso?

l’art.4 recita: Spetta agli organi disciplinari la potestà di infliggere sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche" ( e qui ci verrebbe da pensare a pene capitali o cento frustate in pubblica piazza….ndr)

Invece: “Le sanzioni devono essere commisurate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazioni dei comportamenti, nonché delle specifiche circostanze soggettive ed oggettive, che hanno concorso a determinare l’infrazione”

Dunque se non c’è un numero congruo di segnalazioni all’ordine, il veterinario la fa comunque franca?

E non si capisce bene cosa debba fare un veterinario per meritare il giusto castigo della confraternita; squartare un animale nella pubblica via?

L’art.16, inoltre, obbliga il veterinario al soccorso degli animali solo se presente sul posto e ciò contrasta nettamente con l’obbligo di soccorso sancito dal nuovo codice della strada!

Insomma, in puro italian style, si fanno le regole con le loro sorelle (le deroghe)

Tutto cambi perché nulla cambi”, come diceva il protagonista del Gattopardo.

“Tarallucci e vino forever”.