Crea sito

5 maggio 2009

"IL DANNO ALL'ANIMALE DA AFFEZIONE DOPO L'11 NOVEMBRE" - Raniero BORDON

La sentenza 26972/2008 incredibilmente include la morte dell'animale di affezione tra le "più fantasiose, ed a volte risibili, prospettazioni di pregiudizi suscettivi di alterare il modo di esistere delle persone". Successivamente, la sentenza ricorda, approvando implicitamente tale ragionamento, che "non è stato ammesso a risarcimento il pregiudizio sofferto per la perdita di un animale (un cavallo da corsa) incidendo la lesione su un rapporto, tra l'uomo e l'animale, privo, nell'attuale assetto dell'ordinamento, di copertura costituzionale". Le Sezioni Unite qui però dimenticano un elemento fondamentale, ovverosia che l'uccisione di un animale configura anche un reato, previsto e punito dall'art. 544 bis c.p. , e che secondo la sentenza delle Sezioni Unite solo in assenza di reato, e al di fuori dei casi determinati dalla legge, pregiudizi di tipo esistenziale sono risarcibili unicamente se conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona ma che invece "in presenza di reato, superato il tradizionale orientamento che limitava il risarcimento al solo danno morale soggettivo, identificato con il patema d'animo transeunte, ed affermata la risarcibilità del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, anche il pregiudizio non patrimoniale consistente nel non poter fare (ma sarebbe meglio dire: nella sofferenza morale determinata dal non poter fare) è risarcibile" Pertanto, nel caso dell'uccisione di un animale, ricorrendo il reato di cui all'art. 544 bis c.p. , il proprietario dell'animale avrà pieno diritto al risarcimento per i pregiudizi morali ed esistenziali, senza necessità di dover dimostrato il rango costituzionale del suo diritto leso. Che anche i pregiudizi non patrimoniali siano risarcibili trova del resto ulteriore conferma nella rubrica del titolo IX bis , in cui l'art. 544 bis è inserito, intitolato significativamente "dei delitti conto il sentimento per gli animali". Il bene protetto è quindi, evidentemente, il sentimeno per gli animali, e la sua lesione esige  una piena tutela, anche risarcitoria, proprio in ragione dei principi affermati dalle sentenze dell'11 novembre. Non si può nemmeno affermare, come pure ha affermato la più autorevole dottrina, che sia necessaria l'esistenza di un rapporto speciale tra essere umano ed animale, come nel classico esempio del cane guida; è invece  corretto ritenere ogni qualvolta tra essere umano e animale sussista un rapporto di tipo affettivo, e non limitato al solo diritto di proprietà (tra l'altro l'esistenza di un rapporto affettivo prescinde dall'esistenza di un diritto di proprietà sullo stesso), la lesione di tale rapporto merita risarcimento, che anzi dovrebbe essere quantificato in maniera ben più congrua degl importi finora liquidati, queste sì di livello bagatellare. (raniero bordon)

 back